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L’Iliade politica

2 marzo, 2008

Non sapendo che fare, ho aperto il mio libro di epica e ho iniziato a leggere alcuni versi dell’Iliade.
Ad un certo punto ho cambiato qualche parole et voila! È una versione ironica non sò quanto vi interessi però…

 L’Iliade politica

«Gloriosissimo Silvio, fra tutti il più avido,
come possono darti un premio gli italiani generosi?
Non ce ne sono molti, che noi sappiamo, ancora in comune:
quanto nell’Italia predammo, tutto è diviso
e non va che il parlamento lo rimetta insieme, a spartirlo di nuovo.
Ma Rosy adesso cedila al dio; in seguito noi altri comunisti
tre, quattro volte ti ricompenseremo, se pure Storace un giorno
ci darà di espugnare la città di Arcore, dalle belle mura! »
A lui di rimando diceva il potente Silvio:
«No, per quanto valente, Romano divino, non ingannarmi
così, con l’astuzia, non me la fai, e non mi convinci.
Dunque tu vuoi, per tenerti il tuo premio, che io invece così
ne resti privato, e mi esorti a restituire costei?
Certo, se mi daranno un premio i comunisti generosi,
adeguandolo al mio desiderio, che sia di pari valore!
Ma se non lo danno, me lo vengo a prender e io stesso,
o quello tuo o il premio di Pecoraio o quello di Mastella,
me lo prendo e me lo porto; e si terrà la rabbia colui da cui vado
.
Ma su, a questo penseremo anche dopo,
ora invece una nave fascista, nera, via, tiriamo nel Mediterraneo divino,
mettiamoci elettori a sufficienza, e un’ecatombe
imbarchiamo, e lei stessa, Rosy Bindi, dalle belle gote,
facciamo salire; uno sia capo, un uomo assennato,
Fini o Bossi o il divino Casini,
o tu, Romano, di tutti il più micidiale,
per propiziarci il Saettatore, compiendo i riti».
A lui, guardandolo storto, disse Romano, veloce nei piedi:
«Ah, rivestito d’imprudenza, esoso nell’anima,
come può volentieri un comunista obbedire ai tuoi comandi,
per mettersi in marcia o affrontare i rossi?
Io non sono venuto per i leghisti armati di lancia
a combattere qui, che di nulla mi sono colpevoli:
non  m’hanno certo rubato voti e nemmeno Veltroni,
ne mai sono stati ad Arcore, fertile popolosa,
a devastare casa tua, perché tra qui e li ci sono troppi
monti ombrosi e mare fragoroso;
ma te, sfrontatissimo, abbiamo seguito, per i tuoi comodi,
a mietere gloria per Bondi,  e per te, faccia di cane,
a danno dei rossi; del che non ti curi ne ti preoccupi,
e invece tu proprio minacci di togliermi il premio
per cui molto ho penato, e me l’hanno donato i figli di Fidel.
Mai ho un premio uguale a te, quando i comunisti
distruggono una città ben popolata dalla Lega Nord;
ma la maggior parte della guerra faticosa
la fanno le mani mie; se poi una volta c’è da dividere,
a te va il premio di molto maggiore, ed io uno piccolo, tutto mio
me ne riposto alle navi, dopo essermi sfiancato a combattere.
Ma ora mene torno a Roma,  perché è certo assai meglio
tornarmene a casa sulle navi ricurve, ne ho intenzione
di restar qui disonorato, a procacciarti benessere e ricchezza».
Gli rispondeva allora Silvio sovrano:
«Fuggi pure, se la voglia ti spinge, ne certo io
ti prego per me di restare: al mio seguito ci sono anche altri
e mi faranno onore, ma sopra di tutti Storace sapiente.
Il più odioso mi sei, fra i politici di Storace:
sempre ti è cara la lite, le guerre e le battaglie:
se molto sei forte, questo in fondo è dono d’un dio.
Tornato a casa con le navi tue e con i tuoi elettori,
sopra i democratici regna, ma io di te non mi curo,
e non tremo della tua ira; anzi, voglio minacciarti cosi:
dato che a me Vladimir Luxuria ritoglie Rosy Bindi,
la spedirò con la nave mia e con i miei corrotti,
ma io mi porto via la Finocchiaro dalle belle gote,
venendo di persona al Senato, lei, il tuo premio, che tu sappia bene
quanto sono più forte di te, e chiunque altro rifugga

di mettersi a pari con me ed eguagliarmi a fronte».

(comunque vi ricordo di commentare e leggere l’articolo precedente, Made in China)